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Ubi tu Gaius ego Gaia!!!
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Thailandia del Nord

thailandia1 Triangolo d’oro, con il suo passato oppiaceo e fortemente etnico.

Confluenza di frontiere, traffici, tribù. Mentre la giungla stilla umidità e i fiumi, lenti e limacciosi, sono solcati da imbarcazioni grandi e piccole, il canto degli uccelli esotici vibra di suggestioni e il barrito degli elefanti di notte fa sognare esotiche avventure. Al Four Seasons Tented Camp immerso nella foresta, lungo il fiume Ruak, affluente del Mekong, si arriva con le piroghe thai lunghe, strette e veloci. Le tende fisse, sparse lungo sentieri ritagliati nella vegetazione, si raggiungono attraversando un ponte sospeso. In lontananza, il profilo bruno delle colline birmane e laotiane.

8117639 Indulgenze buddhiste.

Chiang Rai è a pochi chilometri, afflitta dal tradizionale traffico asiatico e costellatadi templi, come del resto tutta la regione. Nel XIII secolo questi erano i territori del fiorente regno di Lanna. Oltre ai centri sacri più famosi, molti sono anche quelli più semplici, amati dalla popolazione. Luoghi dove l’atmosfera di fede e saggezza ci contagia. Nel mercato di Chiang Saen acquistiamo, vivi, pesci gatto e rane per liberarli poi nel laghetto del tempio di Phra That Pha Ngao. Rendere la libertà a questi poverianimali ci fa guadagnare dei meriti karmici. Al centro dello specchio d’acqua si ergeuna biblioteca-isola in cui si conservano libri di preghiera in molte lingue. Al ritornoci attende una suggestiva cena a lume di candela, all’aperto con concertino thai (un po’ monotono, come si sa); ma è l’usanza tipica del Nord della Thailandia che ci affascina di più: lanciare nel cielo notturno mongolfiere di sottile carta bianca che, acceso un anello di materiale infiammabile, si gonfiano e partono verso l’alto, disperdendosi sullo sfondo stellato. Si seguono a lungo con lo sguardo, candide navicelle a cui sono affidati i nostri desideri. Si usano soprattutto in occasione del Capodanno, che qui cade ad aprile; al ritorno, le ho “importate”, con successo, in Italia.

elefanti-tour Elefanti nella bruma.

Oltre alle escursioni sulle montagne, pervisitare villaggi e tribù del Triangolo d’oro, i turisti amano molto le esperienze che permettono di conoscere meglio gli elefanti. In Thailandia sono addomesticatida secoli e il rapporto, di sinergia e affetto, tra il pachiderma e la sua famiglia umana è molto stretto: è come avere un cucciolo gigante. Ogni elefante, nel corso della sua vita, di circa 70-80 anni, ha due o tre mahout (termine che designa il conduttore eaddestratore), di solito padre e figlio. I migliori provengono dalla tribù Padaung del gruppo Karen, a cui appartengono le donne dal “collo lungo”, ottenuto con progressiva aggiunta di anelli. Con queste premesse, ci prepariamo, al levare del giorno, alla gita a dorso di elefante. La bruma avvolge il paesaggio, tra canti di uccelli, grilli e il richiamo di un capo villaggio che con un alto parlante trasmette informazioni agli abitanti. Mentre ci scaldiamo intorno a un fuoco, da un sentiero appaiono gli elefanti con i loro mahout. Oltre a barrire, emettono una gamma di versi che va da una specie di ruggito a un verso più tenero, con il quale comunicano il loro buon umore e felicità. Per rinfrescarsi i pachidermi si cospargono di terra, se non hanno acqua a disposizione. Anche se non sono granché puliti, carezzarli è d’obbligo. Il loro occhietto vivace ti scruta e tu, montando in groppa, speri di essergli simpatica. Per concludere il soggiorno, niente è meglio di un massaggio thailandese. Silenziose, abili e riservate le massaggiatrici, tutte locali, inducono un nirvana del corpo che ti lascia a lungo in stato di grazia.

2019  KKW   by il Malandrino Kappadocio